Tutorial per realizzare una tavola
(preso da un tutorial di Massimo Dall'Oglio)
Di seguito vi mostrerò un metodo di lavoro per la realizzazione di una tavola.
L’attrezzatura

Lavoro con strumenti davvero essenziali: una matita B o 2B, gomma pane, gomma di plastica, pennarello staedtler 0.1 e bianchetto. Ogni tanto un pilot 0.3 e 0.8 per riquadri e linee cinetiche.
La carta è FABRIANO 4 architettonico non squadrato liscio. Lavoro sul formato A3 e capirete bene come, nel caso di dover disegnare 30 pagine al mese, la scelta della carta sia determinata anche da un serio discorso economico.
Dove effettivamente non risparmio è sui pennarelli, gli staedtler costano un po’ ma hanno una resa strepitosa, soprattutto perché il nero rimane robusto anche quando cancello la matita.
Nota tecnica: spunto i pennarelli prima di usarli! Così simulo il pennino…
Il foglio
Ho realizzato con illustrator una griglia per le tavole che di volta in volta stampo sui fogli Fabriano.
Odio dover perdere tempo a riquadrare e calcolare ogni volta i margini.
Nell’immagine vedete la struttura del foglio di lavoro:

margine per i balloons: è il margine oltre il quale non inserisco mai i testi. Trovo di cattivo gusto i balloons che arrivano quasi al rifilo della pagina e mi pace che siano posti sulla tavola in modo ordinato e razionale.
margine della pagina: è il bordo della pagina una volta rifilata. Poiché lavoro su un manga giapponese non ho bisogno di segnare il margine delle vignette perché i disegni arrivano spesso e volentieri fino alla linea d’abbondanza.
abbondanza per impaginazione: appunto… questo è il margine oltre il quale non disegno. Lo spazio tra il margine della pagina e l’abbondanza sarà rifilato in tipografia e questo permetterà di avere una perfetta pagina al vivo.
Il layout
Non ho l’abitudine di disegnare il layout in piccolo di tutto il capitolo, purtroppo devo risparmiare sui tempi, e così faccio il layout direttamente sulla pagina.
Leggo per bene la sceneggiatura e traccio subito tutte le vignette. Non posso sintetizzarvi un metodo per questo passaggio, semplicemente leggo la sceneggiatura e visualizzo la scena, “buttando” su carta quello che ho in testa.

Ed ecco il layout

Come vedete non disegno quasi nulla ma decido essenzialmente la posizione delle anatomie, dei testi e soprattutto le espressioni dei personaggi. Questa è esattamente la fotografia di quello che mi viene in mente mentre leggo la sceneggiatura. Devo essere svelto in questa fase perché altrimenti alle immagini “fresche” nella mia testa subentrano quelle “troppo razionali” dell’elaborazione (in cui il cervello va a pescare scene di film, vignette già viste, fotografie ecc..). Mediamente questa è una fase che dura 20, 30 secondi.
Mi soffermo sulle espressioni dei personaggi e verifico che la sequenza sia effettivamente EFFICACE dal punto di vista narrativo. Se ci pensate bene in questi pochi secondi c’è tutta la creatività della tavola perché ciò che viene dopo è quasi un “ricalcare” per “aggiungere dettagli” no? Ma è solo la mia opinione...

I disegni
Se il tutto mi soddisfa procedo con il disegno vero e proprio.
Con la gomma pane cancello il grosso della matita lasciando appena intravedere la struttura del layout, così ho sempre una traccia su cui lavorare.

A questo punto disegno… disegno e disegno
Voilà, questo è il mio segno… sporchiccio e di getto, i francesi lo chiamano “brouillon”.

Ognuno di voi avrà o troverà il suo stile e penso che sia fondamentale sintetizzare un segno che diventi un vero e proprio vocabolario visivo, così da poter disegnare tutto ciò che vi passa per la testa.
Nel mio caso, Underskin è un fumetto cyberpuk ma credo che anche in una scena “nell’antico egitto” il mio vocabolario abbia retto il colpo.
Non si possono spulciare i referenti per il resto della vita no?
Di seguito alcuni dettagli della tavola che potrete raffrontare con il layout. E’ evidente lo sforzo fatto per mantenere la freschezza della fase di progettazione…spero si noti…

Certo alcune posture possono cambiare in corso d’opera ma la comunicazione del “gesto” deve comunque sopravvivere. Il passaggio dal layout alla tavola è una fase molto delicata, il disegno finale deve combaciare ma il più delle volte, limiti tecnici, stilistici e incapacità narrative ci possono impedire di raggiungere il risultato voluto. Purtroppo qui c’è poco da fare e i furbi non campano, o si sa disegnare o si sa disegnare.
Mediamente questo lavoro m’impegna per circa 1 ora e mezza, 2 se devo fare ambienti, metropoli e cose simili.
La china
Vi è mai capitato di dedicare ore all’inchiostrazione, vedere il disegno e dire: “mmm.. diamine qualcosa è cambiato”. A me succedeva su tutte le pagine, probabilmente perché davo al passaggio a china un’importanza che non si meritava.
Il problema era semplice: PERCHE’ LA CHINA NON COMBACIA CON LA MATITA? PERCHE’ QUESTO VOLTO CHE A MATITA ERA TANTO ESPRESSIVO ORA NON VA’?
Nel mio caso ho aggredito il problema “mortificando” la china e usando un pennarello spuntato esattamente come uso la matita; stessi movimenti, stessa predisposizione mentale… ovviamente non è che funzioni sempre ma vi garantisco che mi ha risolto parecchi casini!
Comincio sempre riquadrando le vignette (pilot 0.8)

Poi mi “tuffo” sul disegno esattamente come se rifacessi la tavola a matita

Comincio dalle anatomie a poi passo agli sfondi e ai dettagli. Le linee cinetiche le faccio a mano con una curvilinea o una squadra e con un pilot 0.3; detesto MANGASTUDIO, il dannato software che fa le linee cinetiche fighe ma tutte uguali. A me piace personalizzarle a seconda del contesto: più fitte in azioni veloci, più leggere su stati emotivi o spaventi ecc…
Aggiungo anche dei simpatici puntini neri ad aumentare il senso del dinamismo.

Sui primi piani invece irrobustisco le espressioni del volto accentuando la posizione della testa, un effetto che ottengo ingrossando i contorni del volto stesso.

Per le ombre utilizzo il tratteggio.
Anche in questo caso ognuno ha il suo, quello sotto è il mio modo: faccio segni sovrapposti in tre direzioni differenti poi sporco il tutto caricando la zona più scura e puntinando la zona chiara.

Le ambientazioni sono assolutamente coerenti con lo stile, realizzo tutte le linee a mano libera e non uso squadrette per evitare discrepanze stilistiche tra sfondi e anatomie… mi piace che le due cose siano estremamente coerenti tra loro.

I neri… già, i neri. Faccio anche quelli a pennarello 0.1 perché le mie tavole hanno i grigi e i neri pieni caricherebbero in maniera accestiva la composizione. Uso lo stesso metodo del tratteggio visto prima ma con un po’ più di pazienza.

Ed ecco la pagina inchiostrata. Il tempo di realizzazione è lo stesso della matita… in fin dei conti è un ricalco!

Ok, per oggi mi fermo qui…
A presto!
(preso da un tutorial di Massimo Dall'Oglio)